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I 7 peccati capitali sono:
SUPERBIA, AVARIZIA, LUSSURIA, INVIDIA, GOLA, IRA, ACCIDIA

Superbia: desiderio irrefrenabile di essere superiori agli altri.
Le radici della superbia nascono nel profondo dell’identità, per crescere hanno bisogno di riconoscimenti continui, che negozia con gli altri, il suo bisogno di riconoscimento e fortissimo, pari agli altri bisogni essenziali.
La persona superba si conosce poco, è  talmente infatuata di se stessa che ogni tentativo di renderla più consapevole si rivela inutile. Non tollera alcuna contraddizione e gli piace la compagnia degli adulatori.
L’opposto della superbia è l'umiltà.
La superbia è sottilmente imparentata con l'invidia, poiché il superbo, se da un lato tende a superare gli altri, quando a sua volta è superato non si rassegna, e l'effetto di questa non rassegnazione è l'invidia che si può trasformare in cattiveria e arroganza.
Al pari dell'invidia, anche la superbia ha un carattere "relazionale" nel senso che nessuno si insuperbisce in solitudine, ma sempre in relazione agli altri, di cui ha un assoluto bisogno per poter esprimere nei loro confronti la sua superiorità.
Nella nostra società c'è poco orgoglio e molta superbia, poca dignità e molta apparenza: per apparire si è disposti persino a svendersi e servire. É il degrado che creano uomini superbi senza orgoglio e uomini servizievoli senza umiltà.
La superbia è servile: non deve stupire chi, dopo avere conosciuto potere e ricchezza, quando va in rovina non ha nessuna difficoltà a strisciare.
Molte volte se una persona si mostra gentile e umile, la gente pensa che sia un debole, e ne approfitti per calpestarlo con prepotenza. Ma tale comportamento non è dettato da debolezza ma da una grande forza morale e spirituale.
L'arroganza è il senso di superiorità nei confronti del prossimo, che si manifesta con un costante disdegno, arrogante è colui che sovverte l'ordine naturale del dare e del ricevere.


Avarizia (desiderio irrefrenabile dei beni temporali).
L'avarizia è la scarsa disponibilità a spendere e a donare ciò che si possiede.
L'avarizia è elencata tra i sette vizi capitali secondo la Chiesa cattolica.
Quando l'avarizia comprende la cupidigia nei confronti delle proprietà di un'altra persona, viene usato il termine invidia. Quando l'avarizia viene applicata al soggetto di un eccessivo consumo di cibo, si usa spesso il termine gola, un altro dei sette vizi capitali.
L'avarizia a volte e basata su una scorretta associazione tra benessere materiale e felicità. Essa è provocata da una visione illusoria che esagera gli aspetti positivi di un oggetto.


Lussuria :desiderio irrefrenabile della ricerca del  piacere sessuale.
L'istinto alla sessualità non va represso: le passioni danneggiano l'essere umano sia quando sono eccessivamente represse, sia quando sono scatenate senza limiti. Ma la lussuria consiste in una oggettivazione del corpo che esclude tutto il resto. Il lussurioso infatti non si vuole confrontare con l’altro. Il lussurioso è portato a concentrarsi solo su alcuni aspetti del partner (il corpo o una parte di questo) che diventano il polo dell'attrazione erotica; tutto il resto è escluso.
Il corpo viene considerato oggetto e la persona spersonalizzata: le vesti, gli accessori, i gesti, la musica, le luci assumono un'importanza fondamentale poiché devono supplire alla mancanza di un altro tipo di seduzione che scaturisce da un'intesa psicologica e affettiva, oltre che fisica. La lussuria è una conseguenza di un certo tipo di paura del confronto con un altro essere umano nel quale è possibile rispecchiarsi. Il lussurioso non si vuole confrontare.
La lussuria è anche una delle manifestazioni più comuni del disagio della nostra società, dove siamo alla continua ricerca di nuove esperienze e nuove emozioni che ci facciano sentire "vivi". Ma questa ricerca continua e  irrequieta  spesso porta a sentire il vuoto dietro, e così si passa da  una avventura erotica all'altra e un'altra ancora. Si cerca l’appagamento ma si rimane inevitabilmente delusi, e allora la sessualità tradizionale non basti più e così si cercano novità, trasgressione, sesso di gruppo una avventura con un travestito o un transessuale, uso di sostanze stupefacenti che annebbiano la mente e le sensazioni sono false, senza mai essere appagati e si continua a cercare qualcosa che non arriverà mai.
La sessualità  e la passione non vanno represse, ma si devono gestire in modo equilibrato mente e corpo, danneggerebbero l'essere umano sia quando sono eccessivamente represse, sia quando si  scatenano senza limiti.
Si deve essere più autentici, più generosi di sé senza cadere in macchinosi giochi di potere , vivere atti e attimi d'amore, con una sana e giocosa consapevolezza


Invidia: si caratterizza come desiderio di possedere ciò che gli altri possiedono, oppure che gli altri perdano quello che possiedono. L'enfasi,quindi, è sul confronto della propria situazione con quella delle persone invidiate, e non sul valore intrinseco dell'oggetto posseduto da tali persone.
L'invidia ha delle radici molto profonde nella personalità di un soggetto. Può essere stata causata da una mancanza di affetto in passato, da un'eccessiva competitività o da dei desideri che sono stati frustrati.
Alla base dell'invidia c'è, generalmente l'incapacità di vedere le cose e gli altri prescindendo da sé stessi: in questo senso, si può affermare che l'invidioso è generalmente frustrato, ossessivo, manipolatore, con pochi scrupoli.

L'invidioso assume spesso atteggiamenti e comportamenti ben precisi e, quindi, riconoscibili. Tra i più tipici comportamenti dell'invidioso c'è il disprezzo dell'oggetto invidiato un esempio e  una celebre  favola di Esopo La volpe e l'uva.
L'invidioso può rivolgere la propria invidia non solo verso oggetti materiali, ma anche verso presunte doti possedute dall'invidiato: per esempio, una particolare avvenenza, intelligenza o capacità, uno spiccato fascino; in tali casi, l'invidioso reagisce tentando di disprezzare o di sminuire l'invidiato, perché ai suoi occhi questo è colpevole di evidenziare ciò che l'invidioso non ha. In un certo senso, è come se si sentisse sminuito dall'esistenza dell'invidiato e, in qualche modo, danneggiato da questo.
L'invidia può provocare o assumere comportamenti molto aggressivi, e il tentativo di sminuire l'invidiato può raggiungere toni esasperati, arrivando ad umiliare in pubblico l'invidiato di turno.

Gola :abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola.
Darsi una misura nell'assunzione del cibo può essere molto difficile, perché gusto e olfatto sono i sensi più arcaici che mettono in moto le zone più primitive del nostro cervello, quelle su cui i nostri ragionamenti, i nostri propositi, la nostra buona volontà hanno una scarsissima incidenza.
Inoltre, alle sensazioni del gusto e dell'olfatto si può associare una reazione affettiva più o meno piacevole: assaporare o annusare un cibo, cioè, mette in moto la memoria e ci fa rivivere le emozioni.…
Il peccato di gola coincide con un desiderio d'appagamento immediato del corpo per mezzo di qualche cosa di materiale che provoca compiacimento. É un'irrefrenabilità, un'incapacità di moderarsi nell'assunzione di cibo.
Il rapporto con il  cibo è un problema serio che investe degli aspetti legati all'esistenza,infatti, siccome il cibo è la prima condizione di esistenza, spetta al cibo e alla gola mettere in scena un tema che non è alimentare, ma profondamente esistenziale, perché va alla radice dell'accettazione o del rifiuto di sé.

 


Ira :irrefrenabile desiderio di vendicare un torto subito.
L'ira è percepita come qualche cosa d’altro da noi, che può impossessarsi di noi facendoci perdere la capacità di controllo e l’uso della ragione. A posteriori, chi si è arrabbiato pensa di essere stato temporaneamente posseduto da qualche cosa di animale: “ero una belva”, “ero inviperito” “ mi fa salire il sangue alla testa”
Ciascuno di noi si identifica solitamente con la parte educata e razionale di sè e rifiuta di riconoscere come propria la parte istintiva e passionale, della cui attivazione è responsabile l’altro. É sempre qualcuno o qualcosa che ci ha fatto arrabbiare, in realtà, la rabbia è un sentimento che fa parte di noi e che dovrebbe indurci ad analizzarci dentro. Se qualcuno ci fa arrabbiare,significa che in noi c’è qualche cosa di irrisolto, c’è una disarmonia. In caso contrario non ci arrabbieremmo, ma affronteremmo la difficoltà con calma, moderazione e logica razionale.
Invece tutti abbiamo qualche cosa che ci fa arrabbiare perchè abbiamo delle intolleranze, delle debolezze. La rabbia, come le altre passioni, è una dinamica del corpo che lo danneggia sia quando è eccessivamente repressa, sia quando la lasciamo scatenare senza limiti.
L’ira genera frustrazione e mal di stomaco, aumenta la pressione e può generare un colpo apoplettico. L’equilibrio della mente non si mantiene con la repressione delle passioni o con la loro rimozione, ma con la loro espressione. Socrate raccomandava di “arrabbiarsi con la persona giusta, nella misura giusta, nel modo giusto, nel momento giusto e per la giusta causa”.
C’è chi, piuttosto che esprimere direttamente la propria rabbia, preferisce chiudersi in se stesso, o ricorrere ad attacchi psicologici. Oppure sposta la rabbia su una persona diversa da quella che l’ha provocata, che non ha il coraggio di affrontare.
La soluzione per vincere la nostra rabbia consiste nel convivere con le nostre sensazioni sia positive che negative, invece di comprimerle come il senso comune, l’ipocrisia e una cattiva scuola. Inoltre, quando la rabbia è passata, guardiamoci dentro per capire cosa ha scatenato in noi quella reazione. E quando c’è qualcuno o qualcosa che in particolare ci infastidisce e ci fa arrabbiare, non evitiamolo, ma affrontiamolo. "Conosci il tuo nemico" recita un antico proverbio; conoscilo e l’avrai per metà vinto. E il "nemico", il più delle volte è dentro di noi .


Accidia :torpore malinconico e l'inerzia nel vivere e compiere il bene.
L'accidia è il male del nostro tempo. Si manifesta attraverso la noia, l'indifferenza, l'afflizione, e attraverso quello scoraggiamento che ci induce a lasciare perdere di fronte alle difficoltà... L'accidia consiste cioè nella paura di affrontare la vita con le sue frustrazioni e le sue prove, e nella fuga di fronte a noi stessi e a ciò che percepiamo come vuoto. Chi è in preda all'accidia è nell'impossibilità di fare scelte durature, e ricerca emozioni sempre diverse, come se proiettasse la propria felicità in un altro tempo o in un altro luogo. Le manifestazioni più gravi dell'accidia vanno dalle svariate forme di depressione che spesso rovinano l'esistenza di tanti giovani, alle manifestazioni psicosomatiche come l'anoressia e la bulimia, che rivelano un disagio molto profondo. L'accidia insomma è inscindibilmente legata alla nostra condizione umana.
L'accidia disinteresse per il presente e mancanza di prospettive per il futuro
Una realtà complessa come l'accidia trae origine da numerosi fattori. Tuttavia, una delle cause più frequenti è l'amore smodato per se stessi, quella passione per se stessi che porta ad essere prigionieri del proprio io. Questo amore di sè è in fondo il vero idolo che minaccia la nostra vita. Se l'io è il centro assoluto del proprio mondo, allora si valuta ogni cosa in funzione dei propri bisogni, della propria idea, dei propri desideri e giudizi.
L'equilibrio, la discrezione e la moderazione permettono di dare una misura alla propria vita e a ciò che si fa. Si tratta di quella saggezza che nasce dalla consapevolezza dei propri limiti e delle possibilità che sono in noi, e permette un reale dominio di sè.